Blog|Profumo d’estate

Non si può essere infelici quando si ha questo: l’odore del mare, la sabbia sotto le dita, l’aria, il vento.
(Irène Némirovsky)


Ormai scrivo solo quando l’ispirazione spinge forte la porta dei miei pensieri e ieri è successo, non so come mai, forse perché sono appena stata un po’ al mare, forse perché penso spesso all’infanzia che sto regalando ai miei figli o forse perché l’infanzia, la mia infanzia, sta sempre lì quatta quatta pronta a presentarsi al mio cospetto e tirarmi fuori vecchie emozioni.

Ieri sera ho concluso la cena con un pezzo di anguria, l’ho annusata, come faccio spesso col cibo e nella mia testa sono partiti i ricordi dei mondiali ’90, le partite quando fuori era ancora giorno, le finestre aperte, il tricolore sul balcone, le strade deserte, l’Italia una squadra temibile (ogni riferimento a fatti e persone di oggi è puramente voluto!).

Ho ripensato alle estati della mia infanzia, tre lunghissimi mesi al mare, con una piccola parentesi per andare a trovare i nonni, l’odore è di protezione solare, Bilboa, mamma metteva l’olio perché voleva la pelle bruna, anche quello aveva un profumo inconfondibile e poi ungeva così tanto che se ti sporcavi di sabbia te la tenevi addosso fino a settembre.

Ci sono i panini col prosciutto, quelli pomodoro e mozzarella, l’insalata di riso, mettevo da parte tutti i wurstel (rigorosamente crudi) per mangiarli alla fine. La borsa termica con l’acqua gelata che “scaldala in bocca e poi ingoia, altrimenti ti fa male!”

Poco voglio dire sulle estenuanti attese post prandiali per poter fare di nuovo il bagno, che poi uscivi dall’acqua e avevi fame e come minimo ti toccava il gelato e come massimo il panino avanzato dal pranzo, che la mamma ne fa sempre qualcuno in più, e lì il bagno te lo potevi scordare fino al giorno dopo!

I miei ricordi sono anche rumori, il rumore dei gettoni nel biliardino, la leva che fa cadere le palline, la pallina che batte sul vetro e sui calciatori, un rumore misto alla sabbia che tutto copre e tutto fa strisciare. Ma ci sono anche i videogiochi, soprattutto roba da picchiare o sparare, al lido che frequentavamo erano all’ingresso e mentre si aspettava (cosa precisamente non lo ricordo, forse mamma/papà con l’auto) si sperava che uno dei ragazzi grandi venisse a fare una partita per assistere e fare il tifo, perché di avere un gettone per giocare non se ne parlava proprio!

Il tragitto fino a casa l’ho fatto da sveglia pochissime volte, le giornate al mare stancano dolcemente qualunque bambino. Una volta a casa la doccia era come una tortura cinese, l’unico pensiero che mi toccava era mangiare (ancora! Eh sì, dovevo crescere!) e mettermi sul divano a guardare la TV (ricordo un programma estivo presentato dai Tretre). Il letto aveva sempre le lenzuola profumate, ancora oggi non conosco la quantità di ammorbidente che mia madre mette nel bucato per farlo profumare così tanto!

Mi mettevo a letto sperando che il giorno dopo il mare fosse “una tavola” per poter fare tanti bagni (se era mosso non ci potevo mettere nemmeno un piede che chissà che mi poteva succedere?!?)

Vivevo sul mare, l’odore più familiare che conosco è proprio quello, il colore blu di mille sfumature, l’acqua sempre fredda al primo impatto, la ciambella bianca e blu che poi divenne la tavoletta rosa. I castelli di sabbia mangiati dalle onde, altri bambini che oggi sono adulti, i sogni, la gioia, le risate, il divertimento…le trombe d’aria che ogni tanto ci facevano scappare dalla spiaggia.

La Paoletta

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Blog|1° Settembre 2023

A me è maggio che mi rovina e anche settembre, queste due sentinelle dell’estate: promessa e nostalgia.
Patrizia Cavalli

Settembre è un po’ come Gennaio, buoni propositi, liste di cose rimandate che tocca sfoltire, attese che si sciolgono e nuove speranze che appaiono ad un orizzonte ancora estivo ma meno caldo.

Settembre è un vero e proprio sparti acque tra vecchio e nuovo, lo impariamo a scuola, quaderni, astucci, colori, libri tutto sa di fresco, pronto per il primo giorno. Il vecchio che abbiamo dimenticato è rimasto fermo a Giugno.

Ed infatti, tutto quello che abbiamo lasciato o tralasciato nei mesi passati, bussa prepotente alla porta. Se l’estate è fatta per le cose gioiose e piacevoli, settembre ci ricorda del dentista, del ginecologo, ecc.

Qualcuno ha preso il sole, altri sono stati in montagna, molti sono rimasti in città perché infondo si sta meglio quando non c’è nessuno. A Settembre le giornate si accorciano un po’ e i pomeriggi infiniti a leggere e giocare fanno spazio a turni in ufficio e compiti a casa.

Settembre saluta anche il caldo e le zanzare, (che non ci mancheranno!), l’idea di mettere i pantaloni lunghi e gli stivaletti non dispiace, infondo il sacrificio è ripagato dai colori vivaci delle foglie e dal tepore delle bevande calde.

Settembre è malinconia, le zone turistiche si svuotano, la pelle schiarisce, il sole sbiadisce insieme ai ricordi catturati nelle foto che non stamperemo mai, (perché stanno già sui social).

Settembre è riflessione, le promesse, i ricordi, le risate, le fette di anguria, i viaggi che per qualche giorno ci terranno il cuore pesante saranno anche il caldo abbraccio che ci aiuterà a passare l’inverno aspettando il momento del riposo, delle giornate lunghe, degli abiti corti, delle fette di anguria.

Settembre è un saluto, un pensiero profondo, un abbraccio, un salto in avanti, un’attesa, un ricordo, è ricominciare senza aver mai veramente smesso, è la luce sul comodino di un nuovo inizio.

La Paoletta

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Blog|Solitudine.

“È nella solitudine, scevra da ogni sorta di condizionamento, che ognuno di noi può ritrovarsi e conoscere appieno se stesso.” (Michele Scirpoli)


A tutti sarà capitato di sentire storie di persone che non sanno stare da sole. Quelle che finiscono una relazione e devono subito trovare un nuovo abbraccio. Le considerazioni sui propri errori, sulla qualità del rapporto con se stessi, l’analisi delle scelte di vita vengono evitate per non trovare risposte che forse non fanno comodo. Eppure la solitudine è una grande maestra.

Più comodo dire che l’altro era sbagliato, che i caratteri non erano compatibili, che c’erano modi di fare sbagliati, e chi più ne ha più ne metta, piuttosto che prendersi del tempo in cui confrontarsi con se stessi in solitudine. Nessuno dice che siamo perfetti, i tipi strani, le persone assolutamente sbagliate, quelle che non meritano amore ne abbiamo incontrate a badilate. Ma si sottovaluta molto quanto la scelta di quel genere di persone dipenda da noi, che non conosciamo noi stessi, quello che ci fa stare bene e ben che meno cosa vogliamo dagli altri.

Dunque di grande importanza diventa scoprirsi e conoscersi. Le persone che passano di fiore in fiore non si scopriranno mai, quando invece quello che serve per fare scelte migliori ed evitare continui fallimenti amorosi è proprio l’autoanalisi.

Non dico certo che si debba prendere una laurea in psicologia per analizzarsi, a volte bastano solo un po’ di tempo e di solitudine (amorosa).

Lo sappiamo cosa vogliamo dalla vita? Siamo concentrati su lavoro, famiglia, entrambi, nessuno? Abbiamo paura che le relazioni ci tolgano libertà? Ci accontentiamo di qualsiasi essere umano che respiri pur di non patire la solitudine affettiva? Se a queste domande non abbiamo risposta sarà il caso di fermarsi un attimo (o due) e stilare una lista di priorità, di sensazioni, di aspirazioni e desideri.

Conoscere le sensazioni che ci danno determinate situazioni o persone, analizzare le nostre reazioni, capire cosa ci aspettiamo dal futuro possono essere le chiavi di volta per fare scelte migliori.

Quando l’unica forza che muove una persona è il “non rimanere sol*”, qualsiasi soggetto respirante che darà attenzione sembrerà andare bene. Adesso voglio svelarvi un segreto millenario, custodito nei libri più segreti della storia dell’umanità: per stare bene con qualcuno non basta che abbia un po’ di attenzione per noi (per quello basta un animale domestico). Ci vogliono legami profondi che si formano col tempo, partendo da basi di compatibilità che vanno da progetti comuni a simili modi di vivere ed affrontare piccole e grandi questioni quotidiane. Non è facile vivere un rapporto duraturo, non esiste la favola, ma esistono momenti che ci fanno sentire in una favola!

Sapere cosa ci aspettiamo dal mondo, cosa ci piace veramente e cosa no, accettare di scendere a compromessi solo col fine ultimo di mantenere un rapporto che ci dia più gioia che dispiacere, potrebbe permetterci di trovare la fantomatica persona giusta.

Per raggiungere un livello di confidenza personale tale da darci gli strumenti migliori di scelta del partner bisogna accettare un periodo di solitudine, non posso dare un tempo, ma sicuramente non bastano pochi giorni. Di solito questa crescita personale si sviluppa nel tempo dall’adolescenza (periodo di primi approcci amorosi) e si consolida dopo un percorso più o meno lungo, ma può anche capitare che ci sia bisogno di aiuto e non c’è nulla di male se si chiede ad un professionista come trovare la strada dentro di sé.

Se davvero si vuole trovare nell’altro il completamento del proprio percorso di vita, non basta cercare la persona che negli ideali è perfetta, è necessario sapere quanto noi perfetti non siamo affatto e quanto la persona giusta possa avvicinarci al meglio che si possa desiderare. La compatibilità tra due persone non è facile, necessita che anche l’altro sia disponibile ma sicuramente avere le idee chiare su come ci sentiamo e cosa cerchiamo dalla vita (non solo dall’altro) sarà un ottimo punto di partenza per approcciarsi in modo sano a persone “sane”.

La Paoletta

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