Blog|Solitudine.

“È nella solitudine, scevra da ogni sorta di condizionamento, che ognuno di noi può ritrovarsi e conoscere appieno se stesso.” (Michele Scirpoli)


A tutti sarà capitato di sentire storie di persone che non sanno stare da sole. Quelle che finiscono una relazione e devo subito trovare un nuovo abbraccio. Le considerazioni sui propri errori, sulla qualità del rapporto con se stessi, l’analisi delle scelte di vita vengono evitate per non trovare risposte che forse non fanno comodo. Eppure la solitudine è una grande maestra.

Più comodo dire che l’altro che era sbagliato, che i caratteri non erano compatibili, che c’erano un modi di fare sbagliati, e chi più ne ha più ne metta, piuttosto che prendersi del tempo in cui confrontarsi con se stessi in solitudine. Nessuno dice che siamo perfetti, i tipi strani, le persone assolutamente sbagliate, quelle che non meritano amore ne abbiamo incontrate a badilate. Ma si sottovaluta molto quanto la scelta di quel genere di persone dipenda da noi, che non conosciamo noi stessi, quello che ci fa stare bene e ben che meno cosa vogliamo dagli altri.

Dunque di grande importanza diventa scoprirsi e conoscersi. Le persone che passano di fiore in fiore non si scopriranno mai, quando invece quello che serve per fare scelte migliori ed evitare continui fallimenti amorosi è proprio l’autoanalisi.

Non dico certo che si debba prendere una laurea in psicologia per analizzarsi, a volte bastano solo un po’ di tempo e di solitudine (amorosa).

Lo sappiamo cosa vogliamo dalla vita? Siamo concentrati su lavoro, famiglia, entrambi, nessuno? Abbiamo paura che le relazioni ci tolgano libertà? Ci accontentiamo di qualsiasi essere umano che respiri pur di non patire la solitudine affettiva? Se a queste domande non abbiamo risposta sarà il caso di fermarsi un attimo (o due) e stilare una lista di priorità, di sensazioni, di aspirazioni e desideri.

Conoscere le sensazioni che ci danno determinate situazioni o persone, analizzare le nostre reazioni, capire cosa ci aspettiamo dal futuro possono essere le chiavi di volta per fare scelte migliori.

Quando l’unica forza che muove una persona è il “non rimanere sol*”, qualsiasi soggetto respirante che darà attenzione sembrerà andare bene. Adesso voglio svelarvi un segreto millenario, custodito nei libri più segreti della storia dell’umanità: per stare bene con qualcuno non basta che abbia un po’ di attenzione per noi (per quello basta un animale domestico). Ci vogliono legami profondi che si formano col tempo, partendo da basi di compatibilità che vanno da progetti comuni a simili modi di vivere ed affrontare piccole e grandi questioni quotidiane. Non è facile vivere un rapporto duraturo, non esiste la favola, ma esistono momenti che ci fanno sentire in una favola!

Sapere cosa ci aspettiamo dal mondo, cosa ci piace veramente e cosa no, accettare di scendere a compromessi solo col fine ultimo di mantenere un rapporto che ci dia più gioia che dispiacere, potrebbe permetterci di trovare la fantomatica persona giusta.

Per raggiungere un livello di confidenza personale tale da darci gli strumenti migliori di scelta del partner bisogna accettare un periodo di solitudine, non posso dare un tempo, ma sicuramente non bastano pochi giorni. Di solito questa crescita personale si sviluppa nel tempo dall’adolescenza (periodo di primi approcci amorosi) e si consolida dopo un percorso più o meno lungo, ma può anche capitare che ci sia bisogno di aiuto e non c’è nulla di male se si chiede ad un professionista come trovare la strada dentro di sé.

Se davvero si vuole trovare nell’altro il completamento del proprio percorso di vita, non basta cercare la persona che negli ideali è perfetta, è necessario sapere quanto noi perfetti non siamo affatto e quanto la persona giusta possa avvicinarci al meglio che si possa desiderare. La compatibilità tra due persone non è facile, necessita che anche l’altro sia disponibile ma sicuramente avere le idee chiare su come ci sentiamo e cosa cerchiamo dalla vita (non solo dall’altro) sarà un ottimo punto di partenza per approcciarsi in modo sano a persone “sane”.

La Paoletta

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Blog|Solidarietà femminile.

La solidarietà tra le donne può rivelarsi una potente spinta al cambiamento.” Nawal al-Sa‘dawi


Sono una convinta sostenitrice della solidarietà, soprattutto di quella femminile.

Penso che l’unione faccia forza, che le differenze servano ad arricchire e che si possa imparare qualcosa dagli altri quanto meno ci somigliano.

Purtroppo non per tutti essere diversi vuol dire essere migliori.

Incontro spesso la superficialità di donne che leggono nella differenza una minaccia oppure un difetto. Peggio ancora quelle che pensano: “come è possibile che quella lì così diversa da me è tanto felice, mentre io non lo sono?” L’unica reazione che sanno avere a questo punto sono invidia e gelosia che si trasformano in poco tempo in odio (immotivato).

Se accettassimo le differenze e ne cogliessimo i benefici su noi stesse avremmo la marcia in più che (invidiamo) vediamo nelle altre.

Inizia così l’attesa del momento buono per tirare frecciatine e colpire, nel tentativo di affondare unghie unte di invidia nel roseo torpore di una donna che ormai è rivale inconsapevole.

Piuttosto che spendere così tante energie nel disprezzo, non sarebbe più utile lavorare su se stesse, analizzando possibili punti deboli e trasformandoli in punti di forza?

C’è chi ci vorrebbe tutte uguali, sì tutte uguali a loro.

Quello che manca a queste persone sono, di solito, l’autostima e l’umiltà di dire “non sono perfetta, nessuno lo è ma siamo tutti giusti a modo nostro”. Nella loro “normalità” trovano tranquillità rispetto alle insicurezze che non riescono a gestire. Di conseguenza tutto ciò che è fuori dal loro schema è sbagliato.

Il primo passo per la solidarietà femminile dovrebbe essere proprio vedersi diverse e trovarsi “giuste” allo stesso modo.

Critichiamo le donne per come si vestono, per come si truccano, per come camminano, per come portano i capelli, se ingrassano e se dimagriscono. E non le guardiamo mai negli occhi quando parlano, non ascoltiamo, troppo prese ad immagazzinare immagini distorte da riportare al gruppo di “amiche arpie”.

Ce lo siamo mai chieste se quelli che per noi sono lampanti difetti che non meritano felicità, non siano solo piccoli dettagli di nessuna importanza? Ce lo siamo mai chieste se ci manchino enormi basi come autostima, autocritica, comprensione e ascolto degli altri?

Sono convinta che essere solidali tra donne possa fare più bene a noi che alle altre.

Guardiamo le altre non conoscendo nemmeno noi stesse perché non ci fermiamo a leggerci dentro. Abbattere alcune certezze, mettersi in discussione, accettare le differenze potrebbe essere un buon esercizio di scoperta ma anche di tolleranza. Oltre a sollevarci dal peso e l’incombenza di dover continuamente giudicare le altre!

La Paoletta

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Blog|Pummarola fresca

La malizia della salsa di pomodoro che tenta immancabilmente il pane.

(Ramón Gómez de la Serna)

Avete mai cucinato il sugo di ‘pummarola fresca’?

In Campania è un piatto della tradizione, oltre ad un modo veloce per preparare un primo gustoso.

La ricetta è molto semplice, dopo aver dorato l’aglio nell’olio di oliva, si aggiungono i pomodori rossi da salsa, tagliati grossolanamente, sale e basilico a piacere, si lasciano appassire e si uniscono alla pasta (solitamente penne rigate).

Appena il sugo della ‘pummarola fresca’ è sul fuoco si spande nell’aria il profumo dell’estate.

Quando ero solo una bambina a casa dei miei nonni si preparavano le bottiglie di conserva di pomodoro per l’inverno.

Se volevi le conserve dovevi partecipare alla loro realizzazione, non bastava pagare la propria parte, perchè fare ‘e pummarol inde buttegl’ non è cosa facile, ci vogliono maestria, esperienza e tanto lavoro. Quindi si dormiva tutti dai nonni, per essere operativi alle prime luci dell’alba. La sveglia per noi bimbi era alle 6.30 circa, mentre gli adulti avevano già lavorato un bel po’.

Quando noi piccoli spuntavamo in giardino, gli adulti erano già al terzo caffè e siccome andava fatta una moka da mettere nel nostro latte, partiva la quarta tazzina per tutti. Le moke più grandi le ho viste proprio nel periodo della salsa.

Nonostante la fatica e il caldo torrido di fine agosto, l’atmosfera era allegra e ognuno aveva qualcosa da fare, c’era chi lavava i pomodori, chi sistemava le bottiglie, chi preparava il bollitore. Ovviamente ai bambini non era permesso fare altro che trasportare e lavare i pomodori.

Ai nostri occhi di pargoli gli oggetti più pericolosi erano molto attraenti, come le bottiglie e i barattoli di vetro, il fornellone a gas e qualsiasi cosa ci fosse vietato toccare.

Non ricordo perfettamente quale fosse la sequenza di attività che si svolgevano, ma nell’aria c’era solo profumo di pomodoro fresco, quello che riconosco ancora oggi quando sul fuoco c’è la ‘pummarola fresca’.

Le giornate si concludevano faticosamente, rossastri e appiccicosi, pieni di semini attaccati nei posti più impensabili. La stanchezza era compensata dal pensiero che per tutto l’inverno la salsa di casa ci avrebbe fatto compagnia.

Mantenere vive le tradizioni culinarie riporta alla mente i ricordi, fa rivivere la nostra cultura popolare e ci riporta ai sapori autentici di altri tempi. Abbiamo la cucina più invidiata al mondo, godiamocela fino in fondo.

La Paoletta

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