Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.
(Khalil Gibran)
Quando ero piccola guardavo i cartoni animati alle 4 su Bim Bum Bam, mentre facevo merenda. Me ne sono rimasti tanti nel cuore e nei ricordi. Uno in particolare è “La leggenda di Hikary”, una ginnasta che sognava le Olimpiadi. Anch’io sognavo quella stessa leggerezza e appena mi capitava di trafrugare un nastro nella cassetta del cucito della mamma mi trasformavo in Hikary.
Un particolare che ho già reso noto è che durante l’infanzia non ero proprio una bimba minuta. Sedevo all’ultimo banco della classe perché la più alta tra maschi e femmine, ero dotata di una bella pancia tonda e simpatica e portavo gli occhiali da talpina. Insomma io e Hikary in comune non avevano proprio nulla. Sapevo che non avrei mai indossato il body e i pedalini da ginnasta durante le Olimpiadi.
Qualche anno più tardi mi sono potuta rifare indossando le scarpe da pallavolo. No, ma che pensate? Non sono diventata alta 2 metri, sono rimasta alta quanto lo ero in quinta elementare, ma a pallavolo ci giocavo, e pure bene. Ero la più bassa della squadra del liceo, quindi il mio ruolo era il libero. Il libero, per intenderci, è quel giocatore che deve stare sempre al posto giusto al momento giusto. Non deve saper schiacciare, deve saper prevedere dove si sposta il gioco e dove tireranno gli avversari.
Probabilmente non avrei sviluppato il mio istinto se avessi indossato i pedalini da ginnasta, come non avrei capito lo spirito di squadra, anticipato le esigenze dei compagni e le mosse degli avversari.
Sicuramente l’eleganza della ginnastica ritmica avrebbe dato alla figura da bambina rotonda e goffa un movimento più sofisticato ed elegante, ma sono state le scarpe da pallavolo a vedere i migliori cambiamenti della mia adolescenza.
Riuscire a trovarci bene nelle scarpe che ci capitano non è facile, ci vogliono buona volontà e fermezza. Accettarsi per quello che si è, vuol dire scoprire le tante possibilità che la vita ci presenta, scorgere nuove prospettive, scoprirsi magari unica e diversa e accorgersi che è una cosa fantastica.
La Paoletta
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