Blog|Domenica è sempre domenica.

Amare è mangiare insieme
(Muriel Barbery)


Domenica è quel giorno che per la maggior parte delle persone si traduce in sveglia tardi, pranzo abbondante, calcio in tv, passeggiatina (opzionale) e nanna presto.

Le mie domeniche nel corso degli anni sono cambiate.

Da bambina di pomeriggio andavo a passeggio ‘giù’ al Viale, vicino al mare, con la mia famiglia, e se ero stata brava ci scappava pure un giro sulle giostre. A quei tempi le scarpe che indossavo le sceglieva la mamma e mi piacevano tutte, (eccetto gli stivaletti con la pelliccia).

Quando ero in Campania, la domenica si stava con i nonni.

Il cerimoniale di corte prevedeva: un pentolone di sugo sul fuoco a pippiare dalle otto del mattino, una quantità di pasta indecifrabile, carne al sugo, che non era la seconda portata ma un’espansione della prima, e dulcis in fundo, le pastarelle. Ho già fatto accenno alla mia forma sferica in tenera età, quindi non c’è da stupirsi se scrivo che ero e sono ancora una golosa da competizione.

L’acquisto delle pastarelle era prerogativa di mio zio che andava in pasticceria sempre a ridosso del pranzo. Ora vuoi perché era tardi, vuoi perché era domenica, capitava sempre che prendeva poche pastarelle che piacevano a tutti e molte che non piacevano a nessuno. Il vero mistero è che, in ogni caso, non avanzavano mai pastarelle.

I più felici ai pranzi della domenica erano i nonni. Mio nonno, in particolare, amava le tavolate e siccome eravamo un folto numero di figli e nipoti sistemava un tavolone rotondo per i grandi e uno rettangolare per noi bimbi.

Il più grande problema del nonno era sottrarci le sedie, che immancabilmente diventavano astronavi, treni, navi e autobus con cui io, mio fratello e le mie cuginette, vivevamo fantastiche avventure.

Nel periodo universitario sono stata fuori sede per qualche anno, allora indossavo scarpe da corsa, quelle per laurearmi il prima possibile e diventare grande, finalmente.

Quelle erano domeniche passate a riprendermi dai bagordi notturni che si alternavano a, più o meno riusciti, tentativi di imitare il calore familiare insieme alle coinquiline. Una volta si faceva il pane in casa, altre volte il ragù o il pollo al forno con le patate. Note di giubilo arrivavano solo con le provviste delle mamme, che riuscivano a darci un abbraccio anche a centinaia di km di distanza con un semplice barattolo di conserve sott’olio.

Ultimamente le mie domeniche sono di nuovo avvolte dalla famiglia, infatti indosso ancora una volta le scarpette da corsa. Non speravo che potessi essere così fortunata da rivivere l’esperienza della c.d. “figlia di famiglia”, ma vi dico che me la godo finché posso.

La speranza per l’avvenire è che ci siano ancora tante varianti di domenica da scoprire, qualsiasi siano le scarpe che il futuro avrà in serbo per me.

La Paoletta

Se questo articolo ti è piaciuto lascia un commento qui sotto e seguimi su Facebook

Blog|Pazienza, Tenacia e Passione.

Ogni potere umano è composto di tempo e di pazienza.
(Honoré de Balzac)


Una parola che va tanto di moda ultimamente è “resilienza”, cioè la capacità per la quale ci si rialza dopo ogni difficoltà. Sicuramente una dote fantastica ma poichè non amo essere banale, oggi vi scriverò di altre virtù, la prima è la “pazienza”.

Impariamo ad avere pazienza prima ancora di indossare il nostro primo paio di scarpette. Percepiamo il mondo dal pancione della mamma, sentiamo i suoni, vediamo la luce ma tutto filtrato. Prima di poter iniziare ad interagire dobbiamo aspettare qualche mese e per avventurarci nel mondo ci servono anni. Così, indossiamo le scarpe della pazienza e della costanza per imparare a camminare, a parlare, ad andare in bici. Poi frequentiamo la scuola e la disciplina ci insegna anche un po’ di vita sociale. Bisogna stare seduti per quasi un’intera ora, fare tutto quello che dice la maestra, interagire con i compagni evitando il più possibile lo scontro. A quest’età tutto quello che si aspetta è finire i compiti per poter andare a giocare.

Ci vuole pazienza anche da adolescenti, quando, sentendoci già adulti vorremmo le scarpe dell’assoluta libertà e invece scopriamo che ci sono regole e che a malincuore vanno rispettate. Limiti di orari, limiti al linguaggio, limiti ai piercing e tanto altro.

Intorno ai vent’anni quando pensiamo di aver provato tutte le attese possibili e molte scarpe diverse, scopriamo che c’è ancora tanto da aspettare. Si aspettano gli esami all’università, si aspettano i prof. in corridoio, si aspetta il giorno della laurea. In effetti la pazienza ancora non ci manca, questo periodo solitamente costellato di successi e prospettive di un roseo futuro lavorativo, permettono al limite di sopportazione delle attese si alzarsi.

Una volta finito l’iter formativo iniziano le attese per i colloqui, per gli esiti, per i concorsi, per i contratti e così via. A questo punto la pazienza inizia a vacillare. Se poco dopo la fine dell’università si vedeva ad un passo l’autonomia per la quale si era tanto sgobbato, una volta conosciuto il mondo del lavoro le aspettative lasciano spazio alla realtà, un po’ più amara di quel che ci si aspettava.

Per percorrere questo cammino servono scarpe comode, che possano andar bene per aspettare ma anche per correre, per fare piccoli passi ma anche grandi salti nel vuoto. Si tratta solo di avere pazienza, prima o poi la situazione si sblocca e tutto parte, avere la giusta calzatura ci permetterà di salire sul treno giusto al volo.

Per noi donne/ragazze, in particolare, ci sono anche le attese naturali, il ciclo degli ormoni, che ci fa sobbalzare e deprimere nell’arco di pochi minuti, la gravidanza che troppo spesso è sinonimo di licenziamento o rallentamento di carriera.

E così mentre tutto il mondo corre veloce alle volte noi donne/ragazze ci ritroviamo ad avere un passo più lento, appesantito dalla società e dai pregiudizi. Più di una volta mi sono trovata a rispondere durante i colloqui alla domanda “Sei fidanzata? Pensi di mettere su famiglia a breve?”. Penserete che sia vergognoso, e lo è, ma purtroppo dobbiamo indossare le scarpe dell’impassibilità per non tirarne una dritta in faccia a chi ci pone tali quesiti!

Il nostro cammino è più impervio di quello degli uomini/ragazzi, per questo siamo dotate di qualità come tenacia, pazienza e passione, che ci permettono di raggiungere gli obiettivi desiderati. La strada più comoda e semplice prima o poi ci sarà concessa, nel frattempo rimbocchiamoci i lacci delle scarpe.

La Paoletta

Se questo articolo ti è piaciuto lascia un commento qui sotto e seguimi su Facebook

Blog|Una boccata di buonumore.

Non ne potete più dei bollettini dei tg e delle restrizioni?!?! Perfetto, sedetevi e regalatevi un minuto di buonumore.


Mi ero ripromessa di non scrivere e nemmeno far cenno alla situazione di crisi sanitaria in cui versa il mondo intero, volevo che la pagina e gli articoli si limitassero a regalare momenti di spensieratezza e ilarità. Poi ho pensato che fosse il caso di scrivere due righe, poche parole che potessero trasmettere un abbraccio virtuale a chi legge.

Purtroppo da qualche giorno tutta l’Italia è soggetta a forti limitazioni per evitare i contagi. Quindi, in poche parole, siamo costretti a stare in casa e uscire solo per lo stretto necessario.

Se possibile, vorrei trovare qualche lato positivo in questo paio di scarpe per tutti nuovo e scomodo.

Ricordo che da bambina mi intrattenevo spesso, nei lunghi pomeriggi d’inverno con i giochi da tavola e quelli di carte, insieme a mio fratello. Se siete in famiglia, tirate fuori la Tombola, il Sinco oppure il Monopoli e regalate a voi e ai vostri cari un pomeriggio dal sapore natalizio. Questo farà sì che tutti si divertano, che il tempo passi più in fretta e che si possano addirittura creare ricordi piacevoli.

Con i bimbi sembra tutto più complicato perchè, al netto di videogiochi e TV, l’unico modo per tenerli occupati è stando con loro, in realtà per i genitori che non devono lavorare questa potrebbe essere l’occasione per vivere tanto tempo di qualità con i propri figli, cosa che in periodi normali risulta più complicato. Si possono leggere loro le favole, aiutarli con i compiti e magari preparare dei biscotti. Molti bambini non ricorderanno la clausura forzata ma solo i momenti belli, trascorsi insieme a voi.

Se avete la fortuna di vivere con i nonni non perdete l’occasione di farvi raccontare eventi della loro vita (credetemi, i nonni hanno sempre avuto vite avventurose), farvi insegnare qualche trucchetto con le carte, oppure farvi vedere come si cucinano piatti tipici della tradizione. Se poi hanno bisogno di andare in farmacia, fatelo voi.

Infine ci sono tutte quelle persone che vivono da sole, a loro mi sento molto vicina, è solo un caso che io sia tornata a vivere con i miei. Per fortuna la tecnologia ci viene incontro con metodi di collegamento che ci portano da chiunque nel mondo, con una telefonata, una chat o addirittura un video, nessuno crede che questi possano sostituire il contatto umano, ma siamo tutti consapevoli che possiamo accontentarci, dato il momento difficile. Molte piattaforme stanno regalando visioni gratuite per film e serie TV (quando ci ricapita?), oltre al fatto che avendo così tanto tempo libero si potrebbe dare una spianata alla montagna di libri comprati e intonsi che abbiamo.

Non dimenticate che si avvicina la primavera, le giornate sono serene e se vi è possibile sedetevi un po’ al sole, il calore stimola il buonumore e in più facciamo scorta di vitamina D.

Spero che questo punto di vista un po’ diverso vi abbia aperto la prospettiva e, soprattutto, rincuorato. Quando tutto sarà passato e i ritmi torneranno frenetici, potremmo aver goduto appieno di ciò che di buono ci ha fornito una sfortunata situazione, senza piangerci addosso, senza crollare sotto il peso di angoscia e malumore, adattandoci alle stesse scarpe che sono capitate a tutti, ma che presto butteremo via.

La Paoletta

Se questo articolo ti è piaciuto lascia un commento e seguimi su Facebook