Blog|Posso passare per il caffè?

A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco. (Erri De Luca)


“Posso passare per il caffè?” Quante volte avete detto o ascoltato questa frase? Personalmente migliaia di volte.

Infondo il caffè fa parte della nostra cultura, non si tratta solo di un sapore unico, piccolo piacere accessibile a tutti, ma è anche un momento di condivisione, la scusa per incontrarsi anche quando si va di fretta.

Date le mie origini campane, sono stata immersa in liquido amniotico a base di caffè ed in cucina c’è sempre una moka appena usata, (come in tutte le cucine del Sud).

Negli anni da informatore scientifico, il caffè era la pausa indispensabile durante le lunghe attese dei medici nei corridoi ospedalieri, oppure un modo per condividere gioie e dolori del lavoro con i colleghi.

E’ successo che un giorno, non saprei nemmeno dire quando, quel caffè ha assunto tutt’un altro sapore. Un sapore molto simile a quello della sorellanza, il sapore di un legame che una volta nato non smetterà mai più di essere, il sapore della profonda sincerità.

Ci siamo trovate incredibilmente simili nonostate tante differenze, lei è la mamma fantastica di ben quattro ragazzi (quando li ho conosiuti erano dei bambini), svegli e dolcissimi ed è sposata con un bravo ragazzo, (nonostante sia juventino). Con lei e la sua famiglia ho condiviso tanti momenti, tutti scolpiti nel mio cuore come dolci praline colorate su una torta bianca.

Ne abbiamo bevuti di caffè, quelli al volo e quelli più lunghi, quelli dolci e quelli amari delle brutte notizie. Mi ha sempre capita in un attimo, non giudicando le mie scelte e tirandomi le orecchie quando ce n’era bisogno.

Spesso eravamo a casa sua, nel frastuono di una casa piena di ragazzi, con un cane e il passaggio dei suoi gatti. Altre invece ero seduta sulla sua scrivania, con il caffè preso al bar all’angolo, le mie visite dovevano durare pochi minuti e invece duravano ore, infatti quello studio medico era volutamente l’ultimo appuntamento della giornata.

Tante volte le ho scritto “posso passare per il caffè?”, non solo perchè ero di passaggio, ma perchè volevo respirare un pò di aria di casa, sentire il chiasso di una famiglia allegra e numerosa, assaporare un po’ di affetto.

Il legame resta, nonostante il tempo e la distanza, nonostante non condividiamo più la vita in maniera quotidiana, ma ci organizziamo con lunghe sedute di chiacchiere ogni volta che è possibile guardarci negli occhi.

Allo stesso passo, con la stessa velocità, ci siamo fermate sempre per aiutare l’altra e ripartire insieme. So per certo che se anche oggi le inviassi un messaggio chiedendole di passare per il caffè, pur sapendo che ci separano 400km, lei riponderebbe subito di sì e preparerebbe la moka, ed io vorrei ancora poterglieli mandare come facevo qualche anno fa, tra un appuntamento e l’altro.

La Paoletta

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Blog|Pazienza, Tenacia e Passione.

Ogni potere umano è composto di tempo e di pazienza.
(Honoré de Balzac)


Una parola che va tanto di moda ultimamente è “resilienza”, cioè la capacità per la quale ci si rialza dopo ogni difficoltà. Sicuramente una dote fantastica ma poichè non amo essere banale, oggi vi scriverò di altre virtù, la prima è la “pazienza”.

Impariamo ad avere pazienza prima ancora di indossare il nostro primo paio di scarpette. Percepiamo il mondo dal pancione della mamma, sentiamo i suoni, vediamo la luce ma tutto filtrato. Prima di poter iniziare ad interagire dobbiamo aspettare qualche mese e per avventurarci nel mondo ci servono anni. Così, indossiamo le scarpe della pazienza e della costanza per imparare a camminare, a parlare, ad andare in bici. Poi frequentiamo la scuola e la disciplina ci insegna anche un po’ di vita sociale. Bisogna stare seduti per quasi un’intera ora, fare tutto quello che dice la maestra, interagire con i compagni evitando il più possibile lo scontro. A quest’età tutto quello che si aspetta è finire i compiti per poter andare a giocare.

Ci vuole pazienza anche da adolescenti, quando, sentendoci già adulti vorremmo le scarpe dell’assoluta libertà e invece scopriamo che ci sono regole e che a malincuore vanno rispettate. Limiti di orari, limiti al linguaggio, limiti ai piercing e tanto altro.

Intorno ai vent’anni quando pensiamo di aver provato tutte le attese possibili e molte scarpe diverse, scopriamo che c’è ancora tanto da aspettare. Si aspettano gli esami all’università, si aspettano i prof. in corridoio, si aspetta il giorno della laurea. In effetti la pazienza ancora non ci manca, questo periodo solitamente costellato di successi e prospettive di un roseo futuro lavorativo, permettono al limite di sopportazione delle attese si alzarsi.

Una volta finito l’iter formativo iniziano le attese per i colloqui, per gli esiti, per i concorsi, per i contratti e così via. A questo punto la pazienza inizia a vacillare. Se poco dopo la fine dell’università si vedeva ad un passo l’autonomia per la quale si era tanto sgobbato, una volta conosciuto il mondo del lavoro le aspettative lasciano spazio alla realtà, un po’ più amara di quel che ci si aspettava.

Per percorrere questo cammino servono scarpe comode, che possano andar bene per aspettare ma anche per correre, per fare piccoli passi ma anche grandi salti nel vuoto. Si tratta solo di avere pazienza, prima o poi la situazione si sblocca e tutto parte, avere la giusta calzatura ci permetterà di salire sul treno giusto al volo.

Per noi donne/ragazze, in particolare, ci sono anche le attese naturali, il ciclo degli ormoni, che ci fa sobbalzare e deprimere nell’arco di pochi minuti, la gravidanza che troppo spesso è sinonimo di licenziamento o rallentamento di carriera.

E così mentre tutto il mondo corre veloce alle volte noi donne/ragazze ci ritroviamo ad avere un passo più lento, appesantito dalla società e dai pregiudizi. Più di una volta mi sono trovata a rispondere durante i colloqui alla domanda “Sei fidanzata? Pensi di mettere su famiglia a breve?”. Penserete che sia vergognoso, e lo è, ma purtroppo dobbiamo indossare le scarpe dell’impassibilità per non tirarne una dritta in faccia a chi ci pone tali quesiti!

Il nostro cammino è più impervio di quello degli uomini/ragazzi, per questo siamo dotate di qualità come tenacia, pazienza e passione, che ci permettono di raggiungere gli obiettivi desiderati. La strada più comoda e semplice prima o poi ci sarà concessa, nel frattempo rimbocchiamoci i lacci delle scarpe.

La Paoletta

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Blog|Hai impastato la pizza?

Il mio resoconto dopo la prima settimana di quarantena.


Siamo arrivati alla prima settimana di restrizioni per cause sanitarie e l’estro italico non ha tardato a mostrare tutta la sua fantasia, nei meme, nelle idee di conforto per i vicini soli e nelle battute che troviamo sui social.

I gesti più belli sono arrivati da quanti hanno offerto pizza e panini al personale sanitario degli ospedali, posti in una situazione di grande impegno fisico e mentale.

Tutte le persone di buonsenso non escono di casa se non per motivi di necessità (per tutti gli altri l’augurio è di non contrarre il virus a terapie intensive piene).

Abbiamo finalmente letto quel libro che stava sul comodino da troppo tempo, apprezziamo i piccoli terrazzi che in città ci proiettano all’aria aperta, guardiamo le serie TV senza perdere ore di sonno e la casa è sempre pulita e profumata.

Nei palazzi si comunica dalla finestra, perché nonostante i cellulari, la mancanza di contatto umano ci fa preferire le urla, come si faceva un tempo. Ho visto signore prendere il caffè in pianerottolo, a debita distanza, pur di stare insieme. I bambini disegnano arcobaleni, simbolo che la tempesta è passata, e sicuramente passerà.

A casa mia sono tornati fortemente in voga i giochi da tavolo e le carte, nemmeno nel periodo natalizio abbiamo giocato così tanto, oltre al fatto che ci litighiamo gli attrezzi per fare sport. Non sono mai stata una fanatica di fitness ma data la scarsa attività quotidiana, volendo evitare di prendere la forma di una balenottera, mi sono data anchi’io allo sport in casa. Questo potrebbe essere il primo anno in cui, al momento giusto, potrei essere pronta alla prova costume!

La vita scorre un po’ più lenta, ci si accorge di cose che prima non notavamo, tipo quanto fosse bello uscire a fare la spesa, quanto ci manchino perfino i parenti noiosi e quanto fosse piacevole il paese quando c’era baccano. Abbiamo riscoperto il gusto delle piccole cose, come fare la pizza in casa, chiamare gli amici lontani e stare in pigiama tutto il giorno.

Sappiamo bene che la situazione è critica sia dal punto di vista sanitario che economico, molte aziende sono chiuse ormai da giorni, scuole ed università tengono lezioni solo online e tanti lavoratori autonomi sono fermi.

Una volta scampato il pericolo dovremo rimboccarci le maniche e combattere un altro tipo di battaglia.

Le vinceremo tutte, perché siamo testardi e non ci piace perdere. Siamo quelli che violano i divieti di uscita, ma siamo anche quelli che hanno superato tantissime difficoltà.

Uniti nella battaglia benché lontani, tutti insieme come quando si cantava l’inno di Mameli dai balconi.

La Paoletta

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