Blog|26 Maggio

La festa del Santo patrono prima della pandemia.


Oggi 26 Maggio è la festa del Santo patrono del paese di cui sono originaria.

Come ogni anno alle 7.00 in punto la cittadinanza viene svegliata dai botti votivi (lo so che vi sembrerà strano ma come si dice?!? Paese che vai…).

Quando ero molto piccola la festività significava bancarelle ed almeno un giochino nuovo, una volta il kit da dottoressa, un’altra le unghie finte laccate.

Ma il regalo da bancarella che ho sempre portato nel cuore è la ruota, in pratica, una rotella di plastica rosa attaccata ad un bastone colorato che girando faceva rumore.

Mia nonna la teneva in una vecchia stalla adibita a deposito, a portata di mano dei nipoti che popolavano il suo cortile.

Spesso mi sedevo sui gradini di marmo della scala bianco sporco, al sole, abbastanza vicina alle rose da sentirne il profumo, e giocavo con la ruota per un tempo che ora mi sembra infinito.

Tornando alla festa patronale, tutti gli anni si svolge la solenne processione, durante la quale la statua del Santo viene portata in spalla dei devotissimi accollatori, seguita dai fedeli che intonano canti liturgici.

Durante i ben tre giorni di festa, oltre alle bancarelle e alle cerimonie religiose, il paese è animato da luminarie colorate, la banda e le majorette portano l’atmosfera festosa anche in periferia.

Le strade profumano di dolcezze appiccicose e pullulano di persone intente a comprare il torrone, la frutta secca, le caramelle gommose e lo zucchero filato. Poi ci sono i bambini, occhi spalancati e guance rosse, completamente rapiti dai colori e dai rumori tutt’intorno.

Quando frequentavo le medie del mio paese, l’arrivo della festa patronale corrispondeva alla fine della scuola, all’inizio della bella stagione e allo spostamento del coprifuoco all’orario estivo.

Il 26 Maggio si fanno lunghe tavolate con i parenti, si mangia e si beve, poi si guarda passare la processione ed infine si va alle giostre.

La chiusura dei festeggiamenti è caratterizzata dal tipico spettacolo pirotecnico (leggenda vuole che ogni anno sia più bello del precedente).

Oggi 26 Maggio 2020 non ci sono le bancarelle, l’aria non profuma di zucchero filato e le luminarie sono state posizionate solo davanti la Chiesa, spero però di aver richiamato il pensiero e l’emozione della festa in chi la conosce.

Ci rifaremo l’anno prossimo!

La Paoletta

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Blog|Pasqua

Buona Pasqua.

Diciamo la verità, se non fosse che Pasqua capita nel periodo primaverile, sarebbe una festa abbastanza triste. Del resto è la rievocazione della morte di Gesù, crocifisso, ferito e lasciato agonizzare per giorni. La differenza col Natale in cui si celebra la nascita di un bebè, destinato a grandi cose, è netta.

Per la me bambina, questa festa significava: non andare a scuola per quasi una settimana, stare dai nonni, scampagnata a pasquetta e uova di cioccolato in quantità imbarazzanti.

Per evitare litigi tra fratelli, mia madre sistemava dei sacchetti con la rispettiva cioccolata che ognuno di noi gestiva a piacimento. Da piccina ho imparato che la cioccolata ossida e diventa salata quando è conservata per troppo tempo (la mangiavo lo stesso, piuttosto avrei dato via un braccio).

Per quanto riguarda i piccoli traumi che mi ha regalato la Pasqua infantile, il primo ricordo è legato al Giovedì Santo, giorno in cui i Cristiani allestiscono nelle Chiese il Sepolcro, con grano, fiori, candele e la statua di Gesù morto.

Ecco la bravura degli artisti che realizzano queste raffigurazioni per me è stata sempre fonte di paura, perchè ai miei occhi quello poteva essere benissimo un corpo vero, straziato, sporco e con un buco nel costato. Ma non finiva qui, la tradizone, infatti, chiede che si faccia visita ad almeno sette Sepolcri, cosa che qualche volta è capitata, sempre di sera. La sensazione di mestizia che aleggiava nelle Chiese non migliorava il mio stato d’animo.

Certo avevo molta più paura della Befana, che si permetteva di venire fino al mio letto a lasciare la calza, ma questa è un’altra storia.

Tornando alla Pasqua, al Venerdì Santo tocca l’onore di vedere portata in processione quella statua tanto reale, accompagnata da mesta musica di circostanza, i canti delle donne e la Madonna Addolorata che ha sempre avuto un colorito peggiore di Gesù morto. Vivendo di fronte alla Chiesa principale del paese potevo vedere la processione passare per ben tre volte!

Col tempo ho imparato ad apprezzare questi riti religiosi come parte della tradizone familiare e culturale. Continuo a sperare di ricevere l’uovo di cioccolata (ma ormai sono io che li regalo), aspetto la visita al Sepolcro come tappa dell’anno e momento di catarsi personale, un pò come se resettassi la vita.

Quest’anno la Pasqua sarà decisamente sotto tono, nessuna celebrazione religiosa con spettatori, se non online, e nessun pranzo con amici e parenti. Se saremo abbastanza intelligenti non ci sarà nemmeno la scampagnata di pasquetta.

In ogni caso che si voglia celebrare in modo religioso o meno, auguro a tutti i miei lettori una giornata serena e piena di cioccolata.

La Paoletta

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Blog|Una vita a metà.

Terza Settimana.


Abbiamo ormai imparato ad uscire solo per necessità, a fare una spesa che duri tutta la settimana e a trovare passatempo da svolgere in casa. Siamo consapevoli dell’enorme vantaggio che diamo a noi stessi e al sistema sanitario restando cheti cheti sul divano in una momentanea semivacanza.

Ci sono categorie di lavoratori che ancora questa settimana affronteranno i rischi del contagio, come le forze dell’ordine, i dipendenti dei supermercati, gli autotrasportatori e gli staff ospedalieri. Loro, nonostante siano stremati, non mollano il colpo, svolgendo turni infiniti. A volte nemmeno adeguatamente protetti dal pericolo.

Viviamo tutti una vita a metà, siamo vivi, proviamo sensazioni, eppure ci mancano moltissime cose, sopratutto le possibilità. Non possiamo uscire, non possiamo incontrare gli altri, non possiamo mangiare fuori o andare a lavoro, tanto meno a scuola e non possiamo più viaggiare.

Viviamo una vità a metà che ha messo in letargo sogni ed aspirazioni. Chi studia per i concorsi sa che sono stati bloccati. Chi aveva messo da parte i soldi tutto l’anno per un viaggio ha dovuto rinunciarvi (spero con rimborso). C’erano poi le coppie che aspettavano il loro matrimonio, con tanto di festa e abbuffata, tutto sospeso.

E come non pensare a tutti quei figli lontani, quelli che sono rimasti al Nord e quelli che vivono in altri paesi del mondo, dove purtroppo si sta verificando lo stesso processo contagioso che abbiamo avuto in Italia. Stiamo assistendo attoniti a ciò che accade in Europa, Spagna, Regno Unito e Germania stanno subendo una ondata di contagi molto più violenta della nostra. Negli Stati Uniti c’è stata una corsa all’acquisto di armi, cosa che a me fa più paura del virus. Guardandoci intorno, con occhi giudiziosi, riflettiamo sul fatto che dover stare a casa non sembra nemmeno tanto male.

Questa settimana è stato emesso un Decreto secondo il quale tutte le attività produttive e di servizi non indispensabili sono chiusi. Il Paese è stato portato in prima marcia poichè deve camminare a passo lentissimo per permettere a quanta più gente è possibile di restare a casa e non dare gambe al virus.

La marcia più bassa è quella che fa andare alla minor velocità ma è anche quella che permette di dare la giusta spinta per ripartire e noi ripartiremo.

Per la serie non tutti i mali vengono per nuocere, da quando ci spostiamo di meno e consumiamo di meno, inquiniamo anche di meno. Le acque dei canali di Venezia sono tornate limpidi e la qualità dell’aria nella Pianura Padana è nettamente migliorata.

Questa situazione ci sta sicuramete insegnando il senso civico e la pazienza. Non possiamo uscire per il bene comune e dobbiamo aspettare, tutti, di tornare a vedere scorrere la vita come eravamo abituati.

La Paoletta

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