Blog|Siamo fatte per spiccare il volo.

Nella Vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi. (Rita Levi Montalcini)


E’ fine febbraio, sono al sole, seduta all’esterno di un bar a prendere il caffè, il calore mi mette di buon umore nonostente mille pensieri affolino la mia mente, sono piuttosto gioisa, ho perso un altro kg e i jeans mi stanno sempre più larghi.Sono con un’amica, si parla di tante cose, ci frequentiamo da poco ma ci siamo subito accorte che indossiamo scarpe molto simili.

Ad un certo punto dice una frase che mi risveglia dal torpore indotto dal sole “Noi donne corriamo veloci”. Per bacco! In una semplice esclamazione riassume tutto il discorso intavolato per un’ora.

Questa frase mi ha scatenato una riflessione su come riusciamo ad umentare il passo quando ci rendiamo conto di non avere più bisogno di tenerlo al pari di qualcuno. Pensiamo di essere farfalle e poi ci accorgiamo che le nostre ali sono molto più solide.

Quando intuiamo che chi ci sta affianco non viaggia alla nostra stessa velicità, cerchiamo di adeguare il passo e le scarpe a quell’andatura. A questo ritmo ci adattiamo perchè magari vogliamo accontentarci oppure perchè in cambio riceviamo tutto quello di cui abbiamo bisogno (attenzione, affetto, complimenti). Fino a quando quel passo e quelle scarpe non ci stanno più tanto comode. Allora scatta un meccanismo di autodifesa, quello per il quale intraprendiamo un percorso solitario, dove solo le nostre scarpe sanno portarci e andiamo avanti come un treno. Quante volte ci rialziamo da momenti difficili se non distruttivi e ci accorgiamo che infondo non ci eravamo perse ma solo fermate? Fermate per stare ad un ritmo che non ci apparteneva, per fare una strada che pensavamo fosse nostra e in realtà non lo era.

Lavoriamo con successo, intrecciamo nuove amicizie, ci buttiamo in esperienze diverse, accresciamo le nostre conoscenze e l’unica cosa che può fare chi ne resta fuori è ammirarci in tutta la nostra forza e desiderare la nostra energia. Dopo aver deciso che quella direzione sarà presa, difficilmente ci fermeremo, lasciando indietro ogni zavorra.

Così piano piano, quasi senza accorgercene, siamo in costante crescita, diventiamo più forti ed indipendenti. Siamo capaci di prenderci cura di tutti ma prima di ogni cosa di noi stesse. Apriamo le ali in un salto temerario consapevoli di quello di cui siamo capaci da sole.

Tenerci per mano deve servire solo per darci supporto e non per rallentarci, perchè, se ci rendiamo conto del freno, spicchiamo il volo, per planare su vette inesplorate. Chi resta ad un ritmo scoordinato non fa bene a se stesso né agli altri, chi non riesce a starci dietro potrà solo ammirarci a distanza, chi, invece, avrà il coraggio di starci accanto vivrà un sogno senza fine.

La Paoletta

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Blog|Pasqua

Buona Pasqua.

Diciamo la verità, se non fosse che Pasqua capita nel periodo primaverile, sarebbe una festa abbastanza triste. Del resto è la rievocazione della morte di Gesù, crocifisso, ferito e lasciato agonizzare per giorni. La differenza col Natale in cui si celebra la nascita di un bebè, destinato a grandi cose, è netta.

Per la me bambina, questa festa significava: non andare a scuola per quasi una settimana, stare dai nonni, scampagnata a pasquetta e uova di cioccolato in quantità imbarazzanti.

Per evitare litigi tra fratelli, mia madre sistemava dei sacchetti con la rispettiva cioccolata che ognuno di noi gestiva a piacimento. Da piccina ho imparato che la cioccolata ossida e diventa salata quando è conservata per troppo tempo (la mangiavo lo stesso, piuttosto avrei dato via un braccio).

Per quanto riguarda i piccoli traumi che mi ha regalato la Pasqua infantile, il primo ricordo è legato al Giovedì Santo, giorno in cui i Cristiani allestiscono nelle Chiese il Sepolcro, con grano, fiori, candele e la statua di Gesù morto.

Ecco la bravura degli artisti che realizzano queste raffigurazioni per me è stata sempre fonte di paura, perchè ai miei occhi quello poteva essere benissimo un corpo vero, straziato, sporco e con un buco nel costato. Ma non finiva qui, la tradizone, infatti, chiede che si faccia visita ad almeno sette Sepolcri, cosa che qualche volta è capitata, sempre di sera. La sensazione di mestizia che aleggiava nelle Chiese non migliorava il mio stato d’animo.

Certo avevo molta più paura della Befana, che si permetteva di venire fino al mio letto a lasciare la calza, ma questa è un’altra storia.

Tornando alla Pasqua, al Venerdì Santo tocca l’onore di vedere portata in processione quella statua tanto reale, accompagnata da mesta musica di circostanza, i canti delle donne e la Madonna Addolorata che ha sempre avuto un colorito peggiore di Gesù morto. Vivendo di fronte alla Chiesa principale del paese potevo vedere la processione passare per ben tre volte!

Col tempo ho imparato ad apprezzare questi riti religiosi come parte della tradizone familiare e culturale. Continuo a sperare di ricevere l’uovo di cioccolata (ma ormai sono io che li regalo), aspetto la visita al Sepolcro come tappa dell’anno e momento di catarsi personale, un pò come se resettassi la vita.

Quest’anno la Pasqua sarà decisamente sotto tono, nessuna celebrazione religiosa con spettatori, se non online, e nessun pranzo con amici e parenti. Se saremo abbastanza intelligenti non ci sarà nemmeno la scampagnata di pasquetta.

In ogni caso che si voglia celebrare in modo religioso o meno, auguro a tutti i miei lettori una giornata serena e piena di cioccolata.

La Paoletta

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