Blog|Percorriamo solo le strade che scegliamo.

La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi.
(Bruce Chatwin)


Non ho mai potuto sopportare i luoghi comuni, gli stereotipi e i pregiudizi. Specialmente quelli sulle donne. ‘Non sai parcheggiare?’ ‘Sei una donna!’

Nel tempo mi sono scontrata spesso con l’ottusaggine umana, sia maschile che femminile. Ogni volta che ne ho avuto l’occasione ho preso le difese dei più deboli, che spesso sono semplicemente quelli che non rispondono, quelli del “quieto vivere”. Però stare zitti non è sempre un bene, ogni tanto la testa va alzata per far valere posizioni legittime.

Una donna, per essere tale, deve portare i tacchi alti, avere i capelli lunghi, essere sempre ben vestita e truccata. Deve saper svolgere i mestieri di casa, essere l’angelo del focolare, sopportare i dolori, perdonare il marito, avere dei figli.

Potrebbe anche succedere che, invece, vogliamo rasarci i capelli, avere su solo scarpe da ginnastica, riempirci di tatuaggi, non sposarci e magari non diventare madri.

C’è sicuramente più di qualcuno che non concorderà con le mie parole (del resto dissentire è il mio credo). Quindi vi spiego meglio cosa intendo. Non penso che la donna abbia un ruolo definito e definitivo nel mondo, credo piuttosto, che abbia il diritto di decidere cosa debba essere di sé stessa. Dal matrimonio ai figli, dal lavoro all’indipendenza.

Credo che dovremmo permettere a noi stesse di scegliere, prendere coscienza di ciò che vogliamo, conoscerci, esplorarci. Come sappiamo già da lontano se un paio di scarpe sarà il nostro preferito o solo un capriccio da chiudere in armadio, così dovremmo decidere della vita. Senza paure e volendocene anche pentire, perché indietro si può sempre tornare.

La fortuna di vivere in un tempo pieno di consapevolezza permette di leggere noi stesse e mostrarci in tutta la nostra forza. Abbiamo ancora tante scarpe da indossare e molta strada da percorrere, ma guardando a quella che abbiamo già fatto mi sento fiduciosa. Non vergognamoci di uscire fuori dalla norma, essere uniche può dimostrarsi solo un vantaggio. Il segreto è rimanere fedeli a noi stesse e alle scarpe che sentiamo di voler indossare.

Amiamoci e scopriamoci di più.

La Paoletta

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Blog|Star comode con le nostre scarpe, uno splendido punto di partenza.

Sii te stesso; tutti gli altri personaggi hanno già un interprete.

— Oscar Wilde.

Ci vengono messe le scarpe appena nati, ormai ne esistono di ogni tipo, griffate, in lana, con i pon pon. Appena fuori dal grembo materno ci viene infilato un ruolo, non lo fanno solo i genitori attenti o apprensivi. Del resto chi non vorrebbe vedere il proprio figlio/a diventare qualcuno? Ed invece i bambini cosa fanno?!? Tolgono le scarpe e corrono felici, e già perchè loro, i bambini, non sanno cosa sia essere qualcuno o dimostrare qualcosa, loro sanno solo assecondare l’ancestrale istinto di essere liberi.

Quando ero molto piccola, quel critico periodo in cui si sta formando la colonna vertebrale, vennero fuori le scarpette con i tacchi, uno spuntino di pochi centimetri, capace di far indignare mia madre che non me le comprerebbe neppure oggi! Quelle scarpette così ben impacchettate dalla TV per scuotere gli animi delle bimbe della mia età, sembravano l’unica cosa che potessi desiderare per essere completamente felice (come cambiano le priorità, o forse no?) ma soprattutto per essere uguale a tutte le altre bimbette che le avrebbero indossate. Non mi rendevo conto, infatti che qualche decennio più tardi sarebbe stato molto più importante per me essere diversa dalla maggioranza delle altre o quantomeno me stessa.

Uno degli scivoloni che spesso commettiamo noi donne/ragazze è proprio quello di voler assomigliare a qualcuno, nel modo di vestire, nel modo di portare i capelli, nel modo di vivere la vita. Fanno invidia le donne dello spettacolo e le influencer che indossano tacchi vertiginosi per ore ed ore senza accennare al minimo disagio, e così noi super convinte, andiamo a comprare un paio di scarpe tacco 15 e il venerdì successivo le indossiamo convinte che ci faranno conquistare il mondo… Ecco questo accade per i primi 15/30 minuti. E sì, perchè mentre i nostri miti camminano in studi televisivi o ci fanno solo foto, a noi con quei trampoli tocca guidare, parcheggiare, camminare per un tratto improponibile verso il centro, farci serata e ritorno…un incubo! Così, per i due giorni successivi giriamo incerottate che Nefertiti scansate, unguenti miracolosi e scarpe del ’15/’18 per recuperare la sensibilità agli arti inferiori!

Tutto questo perchè ci hanno convinte che la donna attraente indossa tacchi altissimi, abiti attillati, mangia poco o pochissimo e sorride sempre. Ma a noi quanto stanno scomode le scarpe col tacco 15? Io ne ho provate tante, di tutti i colori e modelli, solo per pura vanità, mi ci sono specchiata, immaginata con l’abito adatto e poi le ho riposte nella loro scatola. Conosco i miei limiti, quelle scarpe così affascinanti non sono adatte a me, non saprei indossarle nel modo giusto e per il tempo giusto. Non dico di essere una da snickers, ma da tacco 8 al max 10. Conoscerci e accettarci nelle scarpe che meglio indossiamo vuol dire prendere consapevolezza del punto di partenza e non certo dell’arrivo.

Non saremo mai uguali alle bambine con le scarpette della TV nè uguali a noi stesse ogni giorno, ma sicuramente non dobbiamo essere come ci viene detto di essere. Stare comode nelle nostre scarpe fa di noi esseri indistruttibili.

La Paoletta

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