Blog|Ricominciamo su nuove basi.

E’ arrivato il momento di rivalutare la supremazia dell’uomo sul mondo.


Fino ad oggi, ritenendosi invincibile, l’essere umano ha primeggiato sulla Terra servendosene a suo piacimento, spesso violandola. I cambiamenti climatici, il riscaldamento globale e l’estinzione di alcune specie animali sono sempre state sottovalutate come richieste di aiuto dal nostro pianeta. Così nei primissimi mesi dell’anno 2020 un virus ha preso il sopravvento, fermando il mondo intero, a nulla sono servite tecnologia e ricchezze.

Come ho già scritto, in Italia ma anche in Cina, la quarantena ha avuto l’effetto, poco collaterale, di ridurre l’inquinamento dell’aria nonchè quello acustico. Tutto il malessere che ricopre l’umanità costretta in casa o, purtroppo, ricoverata negli ospedali, ha permesso alla natura di riprendersi il suo spazio, seppur in modo violento. Naturalmente l’economia degli Stati non potrà reggere ad un blocco duraturo, e prima o poi si dovrà tornare ai ritmi precedenti. Ma abbiamo capito che sostenere lo stress a cui costringiamo il pianeta non è più possibile. Abbiamo sempre rincorso il benessere, dalla fine della II Guerra Mondiale in poi, quello economico, domani dovremo convertirlo in benessere ambientale.

Dobbiamo imparare ad amare noi stessi come specie appartenente ad un ambiente unico e difficile da riparare, amare ciò che ci circonda, abituarci a lasciare i luoghi che visitiamo come li abbiamo trovati. Ma dobbiamo anche imporci ritmi diversi, adottando accorgimenti che permettano una migliore sostenibiltà del lavoro, in termini di ore e di emissioni, adeguando le politiche aziendali a tutto quello che ci ha mostrato questo periodo di profonda frustrazione.

Un microscopico virus ha sollevato la fragilità di una specie che ha sempre dominato, che ha messo i piedi sulla Luna, che fa crescere le piante nello spazio, che può controllare dispositivi a distanza di centinaia di migliaia di km, e che fino ad ora poco ha potuto contro di lui. Nell’emergenza il maggior problema che l’Italia sta affrontando è quello delle scarse protezioni dei pochi medici specializzati che offre il Servizio Sanitario Nazionale. La sanità è pubblica e garantita a tutti, ma negli anni ha visto ridursi i budget assegnati, a favore di altre ‘priorità’. La speranza è che le centinaia di vittime di questa tragedia servano a capire che i soldi pubblici vanno spesi meglio, bisogna investire sulle borse di specializzazione e sulla ricerca. Vanno garantiti stipendi adeguati agli sforzi che già prima facevano gli staff ospedalieri (medici, infermieri, O.S.S.).

Nel nostro piccolo pensiamo al senso che abbiamo dato fino ad oggi alla nostra vita, alle cose che ci sembravano essenziali e poi di colpo sono svanite, alle certezze che cambiano, alle speranze che prendono una forma diversa. Possiamo anche noi fare la differenza, dalla raccolta differenziata alla raccolta della popò del nostro cane per strada, dal manifestare dissenso alle scelte palesemente scellerate dei governi (no, non mi riferisco ai post su Facebook), fino a resettare comportamenti egoistici, quanto inutili, verso l’ambiente. Liberiamoci del superfluo e badiamo alla sostanza, potrebbe funzionare almeno finchè non ci dimenticheremo di quello che ancora stiamo vivendo.

Se siano riusciti a sostenere lo stress psicologico della clausura domestica, se abbiamo imparato a cucinare, a farci la piega ai capelli da soli allora potremo anche trarre insegnamento da questa paurosa situazione.

La Paoletta

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Blog|Una vita a metà.

Terza Settimana.


Abbiamo ormai imparato ad uscire solo per necessità, a fare una spesa che duri tutta la settimana e a trovare passatempo da svolgere in casa. Siamo consapevoli dell’enorme vantaggio che diamo a noi stessi e al sistema sanitario restando cheti cheti sul divano in una momentanea semivacanza.

Ci sono categorie di lavoratori che ancora questa settimana affronteranno i rischi del contagio, come le forze dell’ordine, i dipendenti dei supermercati, gli autotrasportatori e gli staff ospedalieri. Loro, nonostante siano stremati, non mollano il colpo, svolgendo turni infiniti. A volte nemmeno adeguatamente protetti dal pericolo.

Viviamo tutti una vita a metà, siamo vivi, proviamo sensazioni, eppure ci mancano moltissime cose, sopratutto le possibilità. Non possiamo uscire, non possiamo incontrare gli altri, non possiamo mangiare fuori o andare a lavoro, tanto meno a scuola e non possiamo più viaggiare.

Viviamo una vità a metà che ha messo in letargo sogni ed aspirazioni. Chi studia per i concorsi sa che sono stati bloccati. Chi aveva messo da parte i soldi tutto l’anno per un viaggio ha dovuto rinunciarvi (spero con rimborso). C’erano poi le coppie che aspettavano il loro matrimonio, con tanto di festa e abbuffata, tutto sospeso.

E come non pensare a tutti quei figli lontani, quelli che sono rimasti al Nord e quelli che vivono in altri paesi del mondo, dove purtroppo si sta verificando lo stesso processo contagioso che abbiamo avuto in Italia. Stiamo assistendo attoniti a ciò che accade in Europa, Spagna, Regno Unito e Germania stanno subendo una ondata di contagi molto più violenta della nostra. Negli Stati Uniti c’è stata una corsa all’acquisto di armi, cosa che a me fa più paura del virus. Guardandoci intorno, con occhi giudiziosi, riflettiamo sul fatto che dover stare a casa non sembra nemmeno tanto male.

Questa settimana è stato emesso un Decreto secondo il quale tutte le attività produttive e di servizi non indispensabili sono chiusi. Il Paese è stato portato in prima marcia poichè deve camminare a passo lentissimo per permettere a quanta più gente è possibile di restare a casa e non dare gambe al virus.

La marcia più bassa è quella che fa andare alla minor velocità ma è anche quella che permette di dare la giusta spinta per ripartire e noi ripartiremo.

Per la serie non tutti i mali vengono per nuocere, da quando ci spostiamo di meno e consumiamo di meno, inquiniamo anche di meno. Le acque dei canali di Venezia sono tornate limpidi e la qualità dell’aria nella Pianura Padana è nettamente migliorata.

Questa situazione ci sta sicuramete insegnando il senso civico e la pazienza. Non possiamo uscire per il bene comune e dobbiamo aspettare, tutti, di tornare a vedere scorrere la vita come eravamo abituati.

La Paoletta

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