Blog|Pasqua

Buona Pasqua.

Diciamo la verità, se non fosse che Pasqua capita nel periodo primaverile, sarebbe una festa abbastanza triste. Del resto è la rievocazione della morte di Gesù, crocifisso, ferito e lasciato agonizzare per giorni. La differenza col Natale in cui si celebra la nascita di un bebè, destinato a grandi cose, è netta.

Per la me bambina, questa festa significava: non andare a scuola per quasi una settimana, stare dai nonni, scampagnata a pasquetta e uova di cioccolato in quantità imbarazzanti.

Per evitare litigi tra fratelli, mia madre sistemava dei sacchetti con la rispettiva cioccolata che ognuno di noi gestiva a piacimento. Da piccina ho imparato che la cioccolata ossida e diventa salata quando è conservata per troppo tempo (la mangiavo lo stesso, piuttosto avrei dato via un braccio).

Per quanto riguarda i piccoli traumi che mi ha regalato la Pasqua infantile, il primo ricordo è legato al Giovedì Santo, giorno in cui i Cristiani allestiscono nelle Chiese il Sepolcro, con grano, fiori, candele e la statua di Gesù morto.

Ecco la bravura degli artisti che realizzano queste raffigurazioni per me è stata sempre fonte di paura, perchè ai miei occhi quello poteva essere benissimo un corpo vero, straziato, sporco e con un buco nel costato. Ma non finiva qui, la tradizone, infatti, chiede che si faccia visita ad almeno sette Sepolcri, cosa che qualche volta è capitata, sempre di sera. La sensazione di mestizia che aleggiava nelle Chiese non migliorava il mio stato d’animo.

Certo avevo molta più paura della Befana, che si permetteva di venire fino al mio letto a lasciare la calza, ma questa è un’altra storia.

Tornando alla Pasqua, al Venerdì Santo tocca l’onore di vedere portata in processione quella statua tanto reale, accompagnata da mesta musica di circostanza, i canti delle donne e la Madonna Addolorata che ha sempre avuto un colorito peggiore di Gesù morto. Vivendo di fronte alla Chiesa principale del paese potevo vedere la processione passare per ben tre volte!

Col tempo ho imparato ad apprezzare questi riti religiosi come parte della tradizone familiare e culturale. Continuo a sperare di ricevere l’uovo di cioccolata (ma ormai sono io che li regalo), aspetto la visita al Sepolcro come tappa dell’anno e momento di catarsi personale, un pò come se resettassi la vita.

Quest’anno la Pasqua sarà decisamente sotto tono, nessuna celebrazione religiosa con spettatori, se non online, e nessun pranzo con amici e parenti. Se saremo abbastanza intelligenti non ci sarà nemmeno la scampagnata di pasquetta.

In ogni caso che si voglia celebrare in modo religioso o meno, auguro a tutti i miei lettori una giornata serena e piena di cioccolata.

La Paoletta

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Blog|Una boccata di buonumore.

Non ne potete più dei bollettini dei tg e delle restrizioni?!?! Perfetto, sedetevi e regalatevi un minuto di buonumore.


Mi ero ripromessa di non scrivere e nemmeno far cenno alla situazione di crisi sanitaria in cui versa il mondo intero, volevo che la pagina e gli articoli si limitassero a regalare momenti di spensieratezza e ilarità. Poi ho pensato che fosse il caso di scrivere due righe, poche parole che potessero trasmettere un abbraccio virtuale a chi legge.

Purtroppo da qualche giorno tutta l’Italia è soggetta a forti limitazioni per evitare i contagi. Quindi, in poche parole, siamo costretti a stare in casa e uscire solo per lo stretto necessario.

Se possibile, vorrei trovare qualche lato positivo in questo paio di scarpe per tutti nuovo e scomodo.

Ricordo che da bambina mi intrattenevo spesso, nei lunghi pomeriggi d’inverno con i giochi da tavola e quelli di carte, insieme a mio fratello. Se siete in famiglia, tirate fuori la Tombola, il Sinco oppure il Monopoli e regalate a voi e ai vostri cari un pomeriggio dal sapore natalizio. Questo farà sì che tutti si divertano, che il tempo passi più in fretta e che si possano addirittura creare ricordi piacevoli.

Con i bimbi sembra tutto più complicato perchè, al netto di videogiochi e TV, l’unico modo per tenerli occupati è stando con loro, in realtà per i genitori che non devono lavorare questa potrebbe essere l’occasione per vivere tanto tempo di qualità con i propri figli, cosa che in periodi normali risulta più complicato. Si possono leggere loro le favole, aiutarli con i compiti e magari preparare dei biscotti. Molti bambini non ricorderanno la clausura forzata ma solo i momenti belli, trascorsi insieme a voi.

Se avete la fortuna di vivere con i nonni non perdete l’occasione di farvi raccontare eventi della loro vita (credetemi, i nonni hanno sempre avuto vite avventurose), farvi insegnare qualche trucchetto con le carte, oppure farvi vedere come si cucinano piatti tipici della tradizione. Se poi hanno bisogno di andare in farmacia, fatelo voi.

Infine ci sono tutte quelle persone che vivono da sole, a loro mi sento molto vicina, è solo un caso che io sia tornata a vivere con i miei. Per fortuna la tecnologia ci viene incontro con metodi di collegamento che ci portano da chiunque nel mondo, con una telefonata, una chat o addirittura un video, nessuno crede che questi possano sostituire il contatto umano, ma siamo tutti consapevoli che possiamo accontentarci, dato il momento difficile. Molte piattaforme stanno regalando visioni gratuite per film e serie TV (quando ci ricapita?), oltre al fatto che avendo così tanto tempo libero si potrebbe dare una spianata alla montagna di libri comprati e intonsi che abbiamo.

Non dimenticate che si avvicina la primavera, le giornate sono serene e se vi è possibile sedetevi un po’ al sole, il calore stimola il buonumore e in più facciamo scorta di vitamina D.

Spero che questo punto di vista un po’ diverso vi abbia aperto la prospettiva e, soprattutto, rincuorato. Quando tutto sarà passato e i ritmi torneranno frenetici, potremmo aver goduto appieno di ciò che di buono ci ha fornito una sfortunata situazione, senza piangerci addosso, senza crollare sotto il peso di angoscia e malumore, adattandoci alle stesse scarpe che sono capitate a tutti, ma che presto butteremo via.

La Paoletta

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Blog|San Valentino o San Faustino? Questo è un vero dilemma.

Chi ama, crede nell’impossibile.
(Elizabeth Barrett Browning)


Volevo scrivere qualcosa sull’amore in concomitanza con il 14 febbraio, ma mi rendo conto di essere molto più vicina a San Faustino. Poi diciamocelo, scrivere (bene o male) di San Valentino è molto più facile, e a me le cose facili non sono mai piaciute.

Fuggo da sempre alle gabbie e alle scarpe scomode, quelle che qualcuno pensava di poter scegliere per me. Credo che la vita di coppia non sia per tutti, sono però convinta che in due il percorso sia più facile, poiché tenendosi per mano ci si può sorreggere, accompagnare ed aiutare.

Arrivare ad un tale livello di relazione non è facile e richiede una conoscenza profonda di sé e dell’altro. La difficoltà sta proprio nel fatto che non sempre siamo disposti a metterci a nudo, scoprendo le nostre fragilità, per riporle nelle mani di qualcun’altro. Per questo motivo abbiamo bisogno di tempo, pazienza e dedizione. In una parola abbiamo bisogno di amore.

Mi rendo conto che, essendo una donna che indossa le scarpe dell’indipendenza e della libertà, possa sembrare poco incline agli impegni, la verità è, invece, che prendo un impegno talmente sul serio che ne deve valere la pena, altrimenti preferisco desistere da subito.

Tante volte mi è sembrato di aver trovato il giusto passo con un uomo e altrettante volte mi sono sbagliata. C’era quello che cercava casa per noi dopo solo due settimane di relazione, quello che mentiva, quello che ‘dormiva’ e mi fermo qui.

E’ pur vero che nel confronto con un uomo c’ho messo più testa che cuore e alcune volte è stato uno svantaggio. Ahimè, sento la necessità di capire, analizzare e decidere cosa sia meglio, se quel passo possa essere giusto anche per le mie scarpe.

Naturalmente è capitato anche che io abbia dato retta al cuore e non alla ragione, ed ugualmente non è finita bene! Con questo non voglio dire di aver perso fiducia nell’amore, anzi, tutte le esperienze vissute mi hanno permesso di capire cosa voglio, di essere quella che sono e di non dovermi mai accontentare.

Sono convinta che stringere la mano a qualcuno significhi camminare fianco a fianco, ad un passo simile, non identico, nelle scarpe che entrambi abbiamo scelto.

Che creda all’impossibile?

La Paoletta

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