Blog|Il Fortunato.

Gli sciocchi aspettano il giorno fortunato. Ma ogni giorno è fortunato per chi sa darsi da fare.
(Buddha)


Ammiro molto chi si dà da fare, non ha tempo per guardare alla fortuna degli altri perché troppo occupato a costruire la sua di fortuna.

Diciamoci la verità, non è vero che siamo empatici!

Anzi dico meglio, è vero solo nella misura in cui l’empatia rientra nei limiti del nostro cerchio emotivo. Mi spiego meglio, se la nostra condizione è di grande gioia ed euforia sarà più facile essere in linea con chi è gioioso come noi, oppure con chi è triste perché in fondo l’importante è stare sullo stesso livello o su uno superiore.

Quando invece le posizioni sono ribaltate avviene qualcosa che non si può chiamare diversamente da invidia.
L’invidia è quella cosa che un amico (anche uno carissimo) ci annuncia una bella notizia, qualcosa che a noi non è successo, (o non succede più) e noi lì per lì facciamo festa ma poi, infondo, speriamo gli capiti qualcosa che riporti il karma in equilibrio.

Questo atteggiamento di disprezzo della gioia, altro non fa che alimentare le nostre energie negative.

L’invidia è un sentimento funesto che oscura l’anima e sporca la quiete.

Alimentare queste energie può solo avvicinarci anche quelle esterne e quindi il circolo vizioso della c.d. sfiga che ci perseguita, continuerà inesorabile.
Continuamente guardiamo chi ha avuto più fortuna di noi con gelosia e, ad un certo punto, la sua felicità ci starà troppo stretta e saremo costretti a non frequentarlo più.

Non riusciamo mai a sporgerci oltre il nostro naso, non siamo capaci di essere felici per le gioie altrui, non facendo altro che attirare la negatività che invece speriamo di rivolgere altrove (al fortunato).

Scaricare le nostre frustrazione sulla fortuna degli altri non cambierà la situazione.

Il fortunato, magari, ha il solo pregio di aver abbassato la testa e lavorato duro per ottenere ciò che ha, magari ha un atteggiamento positivo verso gli altri, è di buon cuore attraendo altrettanto candore.

Guardando solo il traguardo ci perdiamo lo sforzo fatto per giungere alla meta, nessuno taglia il traguardo senza fatica e sacrificio. Un’altra cosa che, forse, aiuta le persone “fortunate” è non essere invidiosi degli altri, mantenendo uno stato di reale gioia per i successi altrui, beneficiando anche del buon umore che ne deriva.

Evitare inutili gelosie permette di vivere più serenamente la propria condizione, qualunque essa sia.

Ognuno è artefice del proprio destino, nel bene o nel male e sarebbe carino pensare al fortunato come qualcuno che ci è riuscito non per volere divino ma per capacità molto terrene, che nulla hanno a che fare con streghe e fattucchiere.

Sarebbe troppo sforzo essere in empatia con il fortunato perché a noi riesce meglio esserlo con lo sfigato.

La Paoletta

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Blog|Solidarietà femminile.

La solidarietà tra le donne può rivelarsi una potente spinta al cambiamento.” Nawal al-Sa‘dawi


Sono una convinta sostenitrice della solidarietà, soprattutto di quella femminile.

Penso che l’unione faccia forza, che le differenze servano ad arricchire e che si possa imparare qualcosa dagli altri quanto meno ci somigliano.

Purtroppo non per tutti essere diversi vuol dire essere migliori.

Incontro spesso la superficialità di donne che leggono nella differenza una minaccia oppure un difetto. Peggio ancora quelle che pensano: “come è possibile che quella lì così diversa da me è tanto felice, mentre io non lo sono?” L’unica reazione che sanno avere a questo punto sono invidia e gelosia che si trasformano in poco tempo in odio (immotivato).

Se accettassimo le differenze e ne cogliessimo i benefici su noi stesse avremmo la marcia in più che (invidiamo) vediamo nelle altre.

Inizia così l’attesa del momento buono per tirare frecciatine e colpire, nel tentativo di affondare unghie unte di invidia nel roseo torpore di una donna che ormai è rivale inconsapevole.

Piuttosto che spendere così tante energie nel disprezzo, non sarebbe più utile lavorare su se stesse, analizzando possibili punti deboli e trasformandoli in punti di forza?

C’è chi ci vorrebbe tutte uguali, sì tutte uguali a loro.

Quello che manca a queste persone sono, di solito, l’autostima e l’umiltà di dire “non sono perfetta, nessuno lo è ma siamo tutti giusti a modo nostro”. Nella loro “normalità” trovano tranquillità rispetto alle insicurezze che non riescono a gestire. Di conseguenza tutto ciò che è fuori dal loro schema è sbagliato.

Il primo passo per la solidarietà femminile dovrebbe essere proprio vedersi diverse e trovarsi “giuste” allo stesso modo.

Critichiamo le donne per come si vestono, per come si truccano, per come camminano, per come portano i capelli, se ingrassano e se dimagriscono. E non le guardiamo mai negli occhi quando parlano, non ascoltiamo, troppo prese ad immagazzinare immagini distorte da riportare al gruppo di “amiche arpie”.

Ce lo siamo mai chieste se quelli che per noi sono lampanti difetti che non meritano felicità, non siano solo piccoli dettagli di nessuna importanza? Ce lo siamo mai chieste se ci manchino enormi basi come autostima, autocritica, comprensione e ascolto degli altri?

Sono convinta che essere solidali tra donne possa fare più bene a noi che alle altre.

Guardiamo le altre non conoscendo nemmeno noi stesse perché non ci fermiamo a leggerci dentro. Abbattere alcune certezze, mettersi in discussione, accettare le differenze potrebbe essere un buon esercizio di scoperta ma anche di tolleranza. Oltre a sollevarci dal peso e l’incombenza di dover continuamente giudicare le altre!

La Paoletta

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Blog|Eccomi qua, mi presento!

Ho deciso di inizare a scrivere questo blog perchè, nonostante tutti sembrino sapere cosa proviamo, nessuno se ne preoccupa realmente. Ci vogliono perfette in scarpe scomode e questo non va bene.


Mi chiamo Paola ho 35 anni e nella spirale della crisi che sta ancora investendo l’Europa dal 2008, sono in cerca di occupazione. Questo c’entra poco con il Blog, in effetti non conto di farci soldi nè di farlo diventare un lavoro a tempo pieno. La scrittura nasce da una nuova consapevolezza e dalla capacità di esprimela a voi che leggete. Vorrei riuscire ad esternare quel senso comune di insoddisfazione generale che parte dai piedi e arriva al cervello, passando dal cuore.

Perché lo faccio?

  • Perché come me tante donne/ragazze, si sentono scomode nelle scarpe che indossano, perchè non se le sono scelte o perchè costrette ad indossarle.
  • naturalmente non mi limiterò a lamentarmi delle scarpe scomode, intendo toccare anche gli stati d’animo che mi pervadono quando un evento della vita si avvicina e per affrontarlo devo indossare il paio di scarpe giuste, le paure, le aspirazioni e le promesse che ci facciamo ogni giorno.

Provengo da una famiglia del Sud, papà militare che ci ha fatto girare l’Italia in lungo e in largo, mamma casalinga e devota alla famiglia. Ho ben 3 fratelli minori, di cui una sorella, che spesso fa sparire le scarpe dal mio armadio!

Il mio primo ricordo di un paio di scarpe risale alla scuola elementare, erano a stivaletto con il pellicciotto, è stata la prima volta che mi sono sentita indeguata, non le avevo scelte io, non mi piacevano e non mi sarebbero piaciute mai, eppure le indossai ogni giorno per tutto l’inverno. Quegli stivaletti, seppur caldi e comodi, non mi rappresentavano. La mia tenacia e il mio spirito di sopportazione sono nati proprio quel freddo inverno della metà degli anni ’90. Infondo quelle scarpe tanto insopportabili mi hanno insegnato qualcosa e devo essergliene grata.

La Paoletta

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