Blog|Panino al pomodoro.

L’universo ha senso solo quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni.
(Paulo Coelho)


Vi ho già scritto di quanto sia importante nella mia vita la presenza degli amici, quelli veri, quelli che mi vedono sia con i tacchi che in ciabatte e mi amano lo stesso.

Durante l’adolescenza ho cambiato più volte città, quindi scuola e amici. Non è stato mai facile cominciare da capo, trovare spazio in gruppi consolidati, essere accettata. Il vantaggio è che ora ho pezzetti di cuore sparsi in mezz’Italia, non ho paura dei cambiamenti e soprattutto sono cosciente di poter sempre ricominciare da capo.

L’ultimo anno di liceo mi sono trasferita a Lecce.

Al primo giorno di scuola impacciato e pauroso mi sono ritrovata a condividere l’ultimo banco con una ragazza, ricciolina e sorridente. Non sapevo che quel giorno si sarebbe creato un legame che dura immutato tutt’ora e non sapevo neanche che cosa ci avrebbe legate. Non ricordo quando è stata la prima volta in cui è successo, direte voi “cosa sarà mai successo?” Dicevo, non ricordo quando è stata la prima volta in cui abbiamo condiviso un panino, non un panino qualunque, il panino al pomodoro mangiato durante l’ora di filosofia.

Tutti fanno merenda alla ricreazione, noi annoiate dalle infinite parole del vecchio prof., riattivavamo le sinapsi con un po’ di pane al pomodoro.

Dopo qualche tempo era diventato un rito, per sfuggire alla pesantezza della lezione e sopratutto esclusivo, con quel panino a farci da testimone. Ce ne siamo dette di cose in quelle ore, ci scambiavamo opinioni, raccontavamo sogni e desideri. Nell’età in cui credi che tutto andrà come desideri e tutto sembra possibile.

Eravamo convinte di averla fatta franca per l’intero anno, poichè il prof. leggeva gli appunti per tutta la lezione non alzando mai lo sguardo dai suoi piccoli foglietti ingialliti, ed invece fummo sorprese dal fatto che sapeva perfettamente cosa facessimo e ce lo spiattellò davanti a tutti all’ultima lezione.

In realtà non ce ne preoccupammo molto, erano tempi in cui i carboidrati non ci spaventavano, della filosofia ci importava poco e stare seduta accanto ad una ragazza che divideva mezzo panino faceva la differenza.

Quelle chacchiere da banco ora si sono spostate su whatsapp e sono quasi quotidiane, a volte sembrano ancora immerse nell’idillio di due diciottenni, nonostate il tempo e la distanza. Il nostro segreto è che non abbimo mai smesso di condividere i pensieri, le sfide, le piccole e grandi cose della vita. Auguro a tutti di incontrare sul proprio percorso qualcuno che condivida con voi un panino al pomodoro per sempre.

La Paoletta

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Blog|Pazienza, Tenacia e Passione.

Ogni potere umano è composto di tempo e di pazienza.
(Honoré de Balzac)


Una parola che va tanto di moda ultimamente è “resilienza”, cioè la capacità per la quale ci si rialza dopo ogni difficoltà. Sicuramente una dote fantastica ma poichè non amo essere banale, oggi vi scriverò di altre virtù, la prima è la “pazienza”.

Impariamo ad avere pazienza prima ancora di indossare il nostro primo paio di scarpette. Percepiamo il mondo dal pancione della mamma, sentiamo i suoni, vediamo la luce ma tutto filtrato. Prima di poter iniziare ad interagire dobbiamo aspettare qualche mese e per avventurarci nel mondo ci servono anni. Così, indossiamo le scarpe della pazienza e della costanza per imparare a camminare, a parlare, ad andare in bici. Poi frequentiamo la scuola e la disciplina ci insegna anche un po’ di vita sociale. Bisogna stare seduti per quasi un’intera ora, fare tutto quello che dice la maestra, interagire con i compagni evitando il più possibile lo scontro. A quest’età tutto quello che si aspetta è finire i compiti per poter andare a giocare.

Ci vuole pazienza anche da adolescenti, quando, sentendoci già adulti vorremmo le scarpe dell’assoluta libertà e invece scopriamo che ci sono regole e che a malincuore vanno rispettate. Limiti di orari, limiti al linguaggio, limiti ai piercing e tanto altro.

Intorno ai vent’anni quando pensiamo di aver provato tutte le attese possibili e molte scarpe diverse, scopriamo che c’è ancora tanto da aspettare. Si aspettano gli esami all’università, si aspettano i prof. in corridoio, si aspetta il giorno della laurea. In effetti la pazienza ancora non ci manca, questo periodo solitamente costellato di successi e prospettive di un roseo futuro lavorativo, permettono al limite di sopportazione delle attese si alzarsi.

Una volta finito l’iter formativo iniziano le attese per i colloqui, per gli esiti, per i concorsi, per i contratti e così via. A questo punto la pazienza inizia a vacillare. Se poco dopo la fine dell’università si vedeva ad un passo l’autonomia per la quale si era tanto sgobbato, una volta conosciuto il mondo del lavoro le aspettative lasciano spazio alla realtà, un po’ più amara di quel che ci si aspettava.

Per percorrere questo cammino servono scarpe comode, che possano andar bene per aspettare ma anche per correre, per fare piccoli passi ma anche grandi salti nel vuoto. Si tratta solo di avere pazienza, prima o poi la situazione si sblocca e tutto parte, avere la giusta calzatura ci permetterà di salire sul treno giusto al volo.

Per noi donne/ragazze, in particolare, ci sono anche le attese naturali, il ciclo degli ormoni, che ci fa sobbalzare e deprimere nell’arco di pochi minuti, la gravidanza che troppo spesso è sinonimo di licenziamento o rallentamento di carriera.

E così mentre tutto il mondo corre veloce alle volte noi donne/ragazze ci ritroviamo ad avere un passo più lento, appesantito dalla società e dai pregiudizi. Più di una volta mi sono trovata a rispondere durante i colloqui alla domanda “Sei fidanzata? Pensi di mettere su famiglia a breve?”. Penserete che sia vergognoso, e lo è, ma purtroppo dobbiamo indossare le scarpe dell’impassibilità per non tirarne una dritta in faccia a chi ci pone tali quesiti!

Il nostro cammino è più impervio di quello degli uomini/ragazzi, per questo siamo dotate di qualità come tenacia, pazienza e passione, che ci permettono di raggiungere gli obiettivi desiderati. La strada più comoda e semplice prima o poi ci sarà concessa, nel frattempo rimbocchiamoci i lacci delle scarpe.

La Paoletta

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Blog|Pasqua

Buona Pasqua.

Diciamo la verità, se non fosse che Pasqua capita nel periodo primaverile, sarebbe una festa abbastanza triste. Del resto è la rievocazione della morte di Gesù, crocifisso, ferito e lasciato agonizzare per giorni. La differenza col Natale in cui si celebra la nascita di un bebè, destinato a grandi cose, è netta.

Per la me bambina, questa festa significava: non andare a scuola per quasi una settimana, stare dai nonni, scampagnata a pasquetta e uova di cioccolato in quantità imbarazzanti.

Per evitare litigi tra fratelli, mia madre sistemava dei sacchetti con la rispettiva cioccolata che ognuno di noi gestiva a piacimento. Da piccina ho imparato che la cioccolata ossida e diventa salata quando è conservata per troppo tempo (la mangiavo lo stesso, piuttosto avrei dato via un braccio).

Per quanto riguarda i piccoli traumi che mi ha regalato la Pasqua infantile, il primo ricordo è legato al Giovedì Santo, giorno in cui i Cristiani allestiscono nelle Chiese il Sepolcro, con grano, fiori, candele e la statua di Gesù morto.

Ecco la bravura degli artisti che realizzano queste raffigurazioni per me è stata sempre fonte di paura, perchè ai miei occhi quello poteva essere benissimo un corpo vero, straziato, sporco e con un buco nel costato. Ma non finiva qui, la tradizone, infatti, chiede che si faccia visita ad almeno sette Sepolcri, cosa che qualche volta è capitata, sempre di sera. La sensazione di mestizia che aleggiava nelle Chiese non migliorava il mio stato d’animo.

Certo avevo molta più paura della Befana, che si permetteva di venire fino al mio letto a lasciare la calza, ma questa è un’altra storia.

Tornando alla Pasqua, al Venerdì Santo tocca l’onore di vedere portata in processione quella statua tanto reale, accompagnata da mesta musica di circostanza, i canti delle donne e la Madonna Addolorata che ha sempre avuto un colorito peggiore di Gesù morto. Vivendo di fronte alla Chiesa principale del paese potevo vedere la processione passare per ben tre volte!

Col tempo ho imparato ad apprezzare questi riti religiosi come parte della tradizone familiare e culturale. Continuo a sperare di ricevere l’uovo di cioccolata (ma ormai sono io che li regalo), aspetto la visita al Sepolcro come tappa dell’anno e momento di catarsi personale, un pò come se resettassi la vita.

Quest’anno la Pasqua sarà decisamente sotto tono, nessuna celebrazione religiosa con spettatori, se non online, e nessun pranzo con amici e parenti. Se saremo abbastanza intelligenti non ci sarà nemmeno la scampagnata di pasquetta.

In ogni caso che si voglia celebrare in modo religioso o meno, auguro a tutti i miei lettori una giornata serena e piena di cioccolata.

La Paoletta

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